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Posted on Author Faezahn Posted in Internet


    Contents
  1. Gestione condomini. Associato Anammi
  2. Ricevi gratis la guida Reclamare è Facile di Altroconsumo
  3. Disdetta Altroconsumo 2019 – Guida e Modulo
  4. Disdetta Altroconsumo – Modulo e Guida

La guida che ti dà tutte le dritte per tutelarti contro le piccole e grandi ingiustizie Richiedi gratuitamente la nuova guida di Altroconsumo che t'illustra. A tutti i soci di Altroconsumo ogni mese proponiamo tre Guide Pratiche. Ti invitiamo a sceglierne una. Potrai riceverla pagando un piccolo contributo per le . Altroconsumo Guide Pratiche Pdf Download by Rosabap, released 29 October Altroconsumo Guide Pratiche Pdf Download. Hai bisogno di aiuti? Altroconsumo ha sempre la risposta o guida pronta! Approfitta di tutte le guide GRATUITE che potrai scaricare con un click! VITA DI.

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Ebook e audio book free Altroconsumo Le miniguide gratuite. Risultati da 1 a 1 di 1. Discussione: Altroconsumo Le miniguide gratuite. Altroconsumo Le miniguide gratuite Le miniguide gratuite Guida Condominio: le nuove regole per difendersi Ecco la guida per affrontare i problemi di convivenza nel tuo palazzo. Conoscere quali costi e responsabilità competono all'inquilino e quali al condominio.

Per poterle ricevere rapidamente è messo a disposizione il numero di telefono 02 Un altro modo per ricevere assistenza è quello di compilare il modulo, presente nella pagina qui riportata, che comprende oltre ai dati personali la richiesta del codice da socio, recapito telefonico, e breve descrizione del problema oggetto della consulenza.

Il Blog Panorama. Per riportare alcuni esempi. Eccola, per chi volesse ulteriori dettagli. Sono un privato, che, leggendo la pubblicità di Optima Italia, ha cercato di stipulare il contratto unico per la fornitura di Gas, Luce, Telefono, Internet, eccetera.

Ho chiesto subito di completare il contratto con Gas e Luce, ma qui ho incontrato un muro di burocrazia. Finalmente, dopo una decina di telefonate sempre risposte da Tirana ho ottenuto il numero di un consulente commerciale della mia zona Milano, Italia che mi ha fissato un appuntamento a casa mia, ma non si è presentato e già siamo a gennaio Idem con un terzo consulente di Milano, tal Baltimora.

Dopo un mio reclamo scritto e siamo a fine febbraio mi contatta la sede centrale forse da Napoli, ma il numero risulta con prefisso 02 e mi propone di risolvere il problema completamente per e-mail: mi inviano il modulo che dovrei compilare con i miei dati e restituire per e.

Nonostante la mia minaccia di rivolgermi ad Altroconsumo se non mantengono le promesse della pubblicità, chiudono la comunicazione indignati perché non ho accettato la loro offerta di aiuto per completare la pratica senza SIM. Grazie Giusto Buroni Milano via Tassoni 22 tel Sono rimasto perplesso per le scarse notizie del prezzo dei singoli servizi. Vi sarei grato si fosse possibile acquisire i dati sulla verifica dei costi se in proposito avete svolto qualche ricerca.

Grazie e saluti. Salve, noi siamo GuidaConsumatore, un sito che fornisce gratuitamente articoli informativi. Per le guide deve contattare Altroconsumo. Salve, avrei intenzione di acquistare alcune guide per fare dei regali. Sono le seguenti: — Documenti di casa.

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Ho in corso un contenzioso con TIM. Mi è stato proposto, telefonicamente, da SOS Tariffe, a luglio scorso, un contratto a 24 euro iva inclusa per sempre. Tim avrebbe dovuto inviarmi il contratto che invece non ho mai ricevuto. In compenso, da agosto scorso, mi hanno inviato bollette mensili di 39 euro. Che non ho mai pagato anche perché non ho mai usufruito del servizio nella mia casa di vacanze dove sono stato per sole tre settimane ad agosto scorso. Ora vogliono anche ,45 euro per disattivazione linea.

Potete consigliarmi che fare per chiudere,senza costi, tale situazione. Grazie mille. Perfabore non riesco a intrate in basa date per cambiare modul de pagare cambiando banca e codice iban.

Salve mi sto ritrovando a pagare oltre di conguaglio si luce ma o demprd pagato le bollette cosa devo fare ora c sono d mezzo anke gli avvocati.

In data 8. Genevieve Goossens Via Moltedo Imperia cell.

Gestione condomini. Associato Anammi

Per Gabriela. Oppure lo mandano in garanzia in riparazione. Salve, noi siamo GuidaConsumatore, una rivista online che informa gratuitamente i consumatori. Per abbonarsi dovrebbe contattarli direttamente. Noi non abbiamo alcun rapporto con loro. Buongiorno, vorrei abbonarmi alla rivista Altroconsumo, ma vorrei pagare tramite posta e non banca. Resto in attesa dei dati specifici e ringrazio per la collaborazione.

Il Festival di Altroconsumo si svolgerà con la formula partecipativa già collaudata con successo: testimonianze, workshop, interviste, dibattiti, percorsi esperienziali e degustazioni. Per aggiornamenti in tempo reale su programma e ospiti, vai su www.

È questa la modalità con cui si informano oltre due terzi degli italiani. Ridateci la tredicesima Le bollette a 28 giorni e la battaglia per i rimborsi Oltre un milione di euro. È il gruzzolo che Tim, Vodafone, Wind-Tre, Fastweb ed Eolo continuano a tenere nelle loro tasche invece di restituirlo ai consumatori ai quali hanno imposto la fatturazione a 28 giorni delle bollette telefoniche.

La bolletta ogni quattro settimane invece che ogni mese è stata utilizzata come escamotage per aumentare le tariffe senza dirlo, venendo quindi meno ai principi di trasparenza e comparabilità delle tariffe previsti dalla normativa. I provider non hanno nemmeno risposto alla proposta di Agcom di rimborsare con uno sconto o differendo la fatturazione delle prossime bollette.

Unisciti anche tu a questa battaglia, firma la petizione che trovi sul nostro sito www. Scrivi subito il tuo reclamo su www. Perché affronta il fenomeno della sharing economy da una prospettiva solitamente trascurata: accanto alle opportunità e ai benefici per tutti, ci sono gli svantaggi per chi ci lavora. Abbiamo spesso parlato delle molte opportunità e dei vantaggi della sharing economy, qui siamo invece di fronte a una requisitoria. Poche irregolarità sui residui di pesticidi La morale è che non serve mangiare bio se la preoccupazione sono i fitofarmaci.

Ne abbiamo parlato in una recente inchiesta TS , febbraio intitolata Cibo da paura. Ma sono preoccupazioni infondate. La conferma arriva dal ministero della Salute attraverso il. Insomma, gli alimenti convenzionali non sono affatto quel concentrato di pesticidi che si crede.

Bio o non bio sono i vegetali in generale a fare bene. Si potranno portare da casa, ma dovranno essere monouso, nuovi e ritenuti idonei da un addetto del punto vendita. Non era meglio la distribuzione gratuita? Più si scende lungo lo Stivale e più cala la raccolta di rifiuti elettronici: quasi sei chili per abitante nel Nord Italia, poco meno di cinque chili al Centro e poco più di tre al Sud.

Anche le percentuali di incremento annuo fanno registrare lo stesso andamento, segno che chi va meglio oggi andrà ancora meglio domani, e le distanze tra le regioni aumenteranno invece che assottigliarsi. Prima erano www. Arriva la Festa dei Musei Visite guidate gratuite, aperture prolungate, ingressi al prezzo simbolico di 1 euro.

Il 19 e il 20 maggio è la Festa dei Musei, giunta alla sua terza edizione. Ma quanto vende in Italia Amazon, e, più di tutto, fa utili oppure incamera perdite forte dei guadagni che fa altrove? È diventato un servizio postale o no?

Una cosa è certa, il servizio piace molto ai consumatori e pochissimo ai negozi che chiudono i battenti: sono stati 10mila nel Nel prossimo futuro inizieremo a compiere missioni più lontano nello spazio, e proprio perché più lontani, potremo fare meno affidamento sui rifornimenti che arrivano dalla Terra. Gli astronauti riciclano tutti i liquidi per ottenere acqua potabile, urina compresa. Sulla stazione spaziale ci limitiamo a replicare quello che la natura fa da sempre.

Se voglio asciugare un asciugamano lo metto vicino alla griglia del sistema di ventilazione, mentre l'asciugamano si asciuga l'acqua viene recuperata dal sistema di condizionamento e viene poi convogliata nel sistema di riciclaggio.

Non si riesce a chiudere completamente il ciclo dell'acqua, ma siamo oltre al 70 per cento del recupero. Dobbiamo imparare a sprecare meno acqua — continua Cristoforetti - una risorsa finita che va gestita in maniera oculata. Sulla stazione spaziale già lo facciamo, ma questo non significa che dobbiamo sopportare particolari privazioni.

Certo non è come sulla Terra, non essendoci peso non abbiamo l'acqua corrente, non si www. Qualunque oggetto da spedire lassù costa diverse decine di migliaia di euro, a seconda del livello di orbita che si deve raggiungere. Nello spazio insomma l'economia si appiattisce, le materie sono tutte uguali, che si tratti di acqua o di Barolo non cambia. La "space economy" è anche riuscita a oliare vecchi attriti, ma è ancora l'acqua a essere protagonista di uno sbiaditissimo scenario da guerra fredda.

Si dice che i cosmonauti russi e quelli americani a bordo della stazione spaziale non bevano la stessa acqua. Le imprese spaziali sono importanti anche perché permettono di studiare lo stato di salute del nostro pianeta. Dallo spazio si vede quanto la Terra è malandata, la desertificazione che avanza, i ghiacciai che si ritirano, gli effetti dei cambiamenti climatici.

La terra di per sé non sarebbe vulnerabile, è la presenza dell'uomo che la mette a rischio. La questione è capire se gli esseri umani siano in grado di garantire nel tempo le condizioni che permettono di sopravvivere come specie. In particolare la risorsa acqua, che non è distribuita in maniera omogenea, potrebbe diventare un grosso problema per la sopravvivenza della specie.

Cosa si vede da lassù? Per interpretare questi fenomeni bisogna riferirsi alle conoscenze precedenti, frutto dello studio dei cambiamenti climatici. È come se sull'autostrada rimanessero delle macchine ferme, che invece di essere portate via ostacolano la circolazione dei veicoli. Oppure non avremmo i dati di cui parlavamo prima sull'evoluzione del clima. Al pubblico racconta che sono i cittadini a finanziare l'Agenzia spaziale grazie al sostegno di 23 stati membri tra cui uno dei maggiori contribuenti è proprio l'Italia.

Per esempio, attraverso la mappatura precisa di come la vegetazione si muove a seconda delle stagioni possiamo fornire informazioni preziose agli agricoltori. L'osservazione permette di vedere dove si trova l'acqua e in quali condizioni è; c'è anche la parte di. Chi è Samantha Aviatrice, ingegnere, astronauta militare. Ha accumulato oltre ore di volo su sei tipi di aerei militari. La prima missione cui Cristoforetti ha preso parte prevedeva, il 23 novembre , il raggiungimento della Stazione Spaziale: è stata la prima donna italiana a compiere l'impresa.

Nonostante l'importanza di queste osservazioni, che permettono di capire la Terra e di anticipare fenomeni fondamentali, il costo pro capite in definitiva è irrisorio.

Se lo dice lei. L'Italia non investe sulla ricerca I dati di un recente rapporto della Commissione Europea parlano chiaro: di tutte le voci di spesa che potevamo tagliare, abbiamo sacrificato la più strategica. Una condizione che potrebbe e dovrebbe essere il trampolino di lancio per la nostra industria e la nostra economia, ma che, in realtà, l'Italia rischia di perdere, presentandosi, in buona sostanza, impreparata all'appuntamento con la ripresa.

Colpa del fatto che in questi anni di austerity e draconiana spending review, i governi che si sono succeduti dal a oggi con eccezione dell'ultima fase del Governo Renzi, e comunque solo nel hanno operato drastici tagli ai settori di università, ricerca, sviluppo. Fatta questa premessa è il caso di andare a vedere in che senso e in che modo sono stati tagliati i fondi per la ricerca.

Nel anno sui cui dati si basa la ricerca europea la spesa complessiva cioè sia pubblica che privata per la ricerca è stata di 21,6 miliardi di euro, equivalente all'1. Questi dati, a una prima lettura, potrebbero far credere che ci sia stato, di fatto, un aumento della spesa.

La spending review e la politica dei tagli, per stessa ammissione della Ragioneria dello Stato, hanno colpito particolarmente le "missioni" ossia le macrovoci di spesa del bilancio pubblico legate a istruzione universitaria e innovazione: nel periodo tra il al , la spesa per l'università è passata da 8,6 a 7,8 miliardi, e quella per la ricerca addirittura da 4 a 2,8 miliardi. Nel considerare l'importanza e la gravità dei tagli di spesa, occorre tenere presente che la crisi ha colpito, anche se in misura diversa, tutti i Paesi europei.

Ma non tutti hanno deciso di infierire sulla ricerca. La Francia, per esempio, nel ha investito circa 50 miliardi, la Germania ne ha investiti 92 e il Regno Unito ne ha investiti 33 rispettivamente il 2,2, il 2,9 e l'1,6 del Pil, dati Oecd. Per avere un'idea di quanto poco investa il nostro Paese basti sapere che la sola Apple spende per ricerca e sviluppo circa 11 miliardi di dollari.

Tagliare i fondi all'uwww. In che senso? Questo avrebbe dovuto essere benzina per la loro voglia di cercare nuove soluzioni e risposte. Da noi no.

Anzi, tutto il contrario: gli investimenti si sono limitati al minimo indispensabile. E chi aveva dei soldi li ha investiti in operazioni finanziarie e non in miglioramenti reali delle condizioni di produzione o in offerta di prodotti innovativi e migliori.

Perché secondo lei è stata fatta questa scelta? Nessuno ha più la forza per fare investimenti di ricerca sul lungo periodo, ma si tratta di piccole imprese che fanno conti a breve termine. Questo dunque spiega la diminuzione o la non crescita degli investimenti.

Ma i nostri 'cugini' europei hanno fatto scelte diverse, no? I paesi, come Spagna e Grecia, che hanno dovuto affrontare rigide misure di austerity hanno fatto scelte simili alle nostre.

In un articolo dedicato al tema della ricerca e dell'università italiana e pubblicato lo scorso marzo, la rivista americana Nature ha sottolineato che, nel corso dell'ultima campagna elettorale, il tema della ricerca sembrava scomparso, e che nessun partito si stava mostrando interessato al tema.

Che impressione ha avuto lei? Anche per i prossimi mesi, quali che saranno le decisioni prese dal Parlamento non mi sento di fare previsioni.

Oggi la Germania spende in ricerca il triplo di noi, e le sue esportazioni sono da. Che cosa ritiene che possa servire di più? Questa mi auguro sarà la priorità del governo. Che la spesa per la ricerca torni come minimo ai livelli del , ossia circa due miliardi in più di quanto. Secondo lei qual è stato l'effetto peggiore di questa contrazione della spesa?

Poi, perché è calato anche il numero dei ricercatori e questo è un dato gravissimo. Infine perché siamo diventati il serbatoio da cui altri paesi attingono le menti migliori. Si stima siano più di 50mila in tutto il mondo Occorre evitare che altri vadano via e attrarre di nuovo chi se n'è già andato. E per questo che serve un repentino cambio di rotta dell'università e degli enti di ricerca. In base ai dati Ocse nel solo 4,75 lavoratori ogni mille erano impiegati nella ricerca, contro una media europea del 7,4 ogni mille".

Nonostante i dati parlino di pochi investimenti, per la maggior parte finanziati dal settore privato, e dunque di un sostanziale disinteresse dello Stato per i settori di ricerca e innovazione, non siamo.

Al contrario. Vuoi per l'intervento dei privati, vuoi per l'acume e la tenacia dei nostri ricercatori e scienziati, le ricerche italiane sono, ancora, tra le migliori e le più brillanti al mondo. Un dato confermato dalla banca dati SciVal, che raccoglie le ricerche universitarie da 8.

Buon per noi.

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Non dobbiamo accontentarci, ma migliorare: ricordando che la ricerca è alla base di sviluppo, crescita e benessere. Caro socio, fra qualche mese, quando ci leggerai, troverai grandi novità.

I prodotti editoriali di Altroconsumo si rinnovano nella forma e si evolvono nella sostanza. Il viaggio è già cominciato.

Preparati al cambiamento. I mezzi pubblici arrancano e i veicoli in condivisione sono una chimera. Cosa pensano della mobilità urbana nella loro città e quanto ne sono davvero soddisfatti? O almeno questo lascerebbe intendere la moda dei politici di farsi riprendere sull'autobus o in bicicletta allo scopo di risultare più vicini alla gente. Lo dice questa inchiesta sulle abitudini dei cittadini rispetto ai mezzi di trasporto e sul loro grado di soddisfazione per la mobilità urbana.

I viaggiatori non fanno sconti a nessuno: i mezzi pubblici sono troppo costosi, lenti e non sempre sicuri. La maggior parte degli intervistati dell'inchiesta non usa il trasporto pubblico con regolarità.

E visto che l'inchiesta considera solo persone residenti in grandi città, in cui c'è maggiore disponibilità di alternative di trasporto rispetto ai centri minori, emerge chiaramente che la mobilità urbana è ancora troppo vincolata alle quattroruote. In provincia, l'uso dell'auto è molto probabilmente ancora più diffuso.

La soddisfazione dipende molto dal servizio www. Abitudini e gradimento L'automobile la fa da padrona in città: è il mezzo utilizzato più spesso per gli spostamenti abituali almeno una volta alla settimana. Seguono metro e autobus. Agli intervistati abbiamo chiesto di esprimere il loro gradimento per i mezzi pubblici e la rete di trasporto nel suo complesso: Milano è quella che soddisfa di più i bisogni.

Roma e Napoli giudicano negativamente metro e autobus e la rete di trasporto pubblico nel suo complesso. Milano è la città in cui il trasporto pubblico è più apprezzato, Torino eccelle per la metropolitana, ma il resto è da migliorare, Napoli e Roma lasciano profondamente insoddisfatti i cittadini dell'inchiesta.

Tre persone su quattro oltre a servirsi di un mezzo di trasporto per raggiungere la meta percorrono anche metri a piedi. Ma molti preferiscono fare a meno delle due ruote perché si sentono poco sicuri e valutano in modo molto negativo le piste ciclabili, peraltro giudicate scarse. Tempo e costi i punti critici A Roma i cittadini spendono la cifra più alta per muoversi in città: 98 euro al mese, contro una media di 80 euro.

Anche il tempo per muoversi è una variabile critica: in circa la metà dei casi ci vogliono tra 30 e 60 minuti. Per compiere lo spostamento principale della giornata in media i romani impiegano 42 minuti, e quasi uno su dieci ha bisogno addirittura di almeno un'ora per raggiungere la destinazione. Sempre nella capitale, uno su quattro impiega più di un'ora. A Torino i cittadini sprecano decisamente meno tempo, in media 32 minuti. In media, la spesa per muoversi in città, considerando ogni mezzo, è di 80 euro al mese.

Gli intervistati giudicano i costi per la mobilità difficili da sostenere per la propria situazione finanziaria, soprattutto a Napoli. Si parla del boom dei veicoli in condivisione come car sharing o bike sharing , ma spesso si tratta di dati da interpretare.

Nella nostra inchiesta pochissime persone hanno risposto di utilizzare l'auto in condivisione almeno una volta alla settimana e per di più solo a Milano e a Torino, addirittura a Roma non abbiamo nemmeno potuto raccogliere un numero di dati sufficiente per essere considerato statisticamente valido. A Napoli il car sharing non è attivo. Un dato che fa la differenza, perché iscriversi al servizio e magari usarlo una volta o due per curiosità.

Al nostro campione abbiamo chiesto anche che uso fa dei taxi: come li usa via telefono o via app e quanto ne è soddisfatto. Anche in questo caso la mobilità 2. Rispetto al taxi tradizionale, servizi di noleggio auto con conducente, come Uber, sono giudicati più comodi da usare perché offrono diverse opzioni di pagamento e perché costano di meno.

Infine le app di mobilità urbana, divenute ormai numerose molte delle quali gestite dalle aziende di trasporto locale, come Atac a Roma , sono utilizzate da una persona su due almeno una volta alla settimana. Atm Milano e Gtt Torino sono le più apprezzate. Tra quelle più generaliste, la più gradita è Googlemaps. Anche prima di questa inchiesta Altroconsumo ha denunciato la precarietà del servizio pubblico di mobilità.

Uno dei disservizi più gravi è legato all'Atac, l'azienda municipalizzata controllata dal Comune di Roma, che gestisce il trasporto pubblico locale. Situazione che ogni giorno sembra peggiorare, stando alle lamentele dei cittadini. E i bilanci sono in perdita dal , nonostante le passate amministrazioni capitoline si siano cimentate in tentativi di ricapitalizzazione.

Se inizialmente si riusciva a mettere una toppa qua e una là, ora - con il passare del tempo e un parco mezzi sempre più da rottamare - il dissesto finanziario ha ulteriormente peggiorato la qualità del trasporto. A pagare il prezzo sono i cittadini romani, in balia di corse soppresse e scarse comunicazioni dei problemi. Data la situazione di degrado del trasporto pubblico romano, lo scorso anno avevamo incontrato Atac e il Comune di Roma per chiedere un intervento concreto a favore dei viaggiatori per i continui disagi.

Oggi per tutelare i pendolari abbiamo deciso di organizzare una class action per chiedere che i cittadini romani vengano risarciti dei tanti disservizi subiti in questi ultimi tre anni.

Per aderire alla nostra class action vai su www. Di fronte a questa situazione a luglio dello scorso anno anche il garante per la Conwww. Sofia Fonda, 22 anni, si divide tra Gorizia e Milano. Adesso lavoro a Milano e mi sposto sempre con la metropolitana, ma quando studiavo abitavo vicino all'Università e usavo una bicicletta. In compenso, i mezzi sono quasi inesistenti, infatti la gente si muove molto in macchina o a piedi.

Ci sono anche le corriere, ma ne passano poche e si perde molto tempo. Quando sono arrivata a Milano sono rimasta. Simone Bonaccorsi vive a Cinisello Balsamo hinterland milanese e si è appena laureato al Politecnico di Milano. Quando andavo all'Università utilizzavo la metropolitana più la bici. Con il bus ci avrei messo troppo a raggiungere la stazione. La metro di Milano, scioperi a parte, funziona benissimo, alla pari delle grandi capitali europee, sia per pulizia sia per qualità del viaggio.

Utilizzo anche la macchina di mia mamma per andare in palestra, perché faccio arrampicata e trasporto un'attrezzatura pesante. Non ho provato il car sharing,. Oltre ai mezzi pubblici, ho provato il car sharing di Enjoy, ma solo una volta perché ho avuto una piccola disavventura. Era sera tardi, dovevo tornare a casa dalla periferia, ma per un cattivo funzionamento non ho potuto usare la macchina che avevo prenotato e io e la mia amica siamo rimaste a piedi in un luogo che non conoscevo.

Adesso ho anche una macchina, quella di mia nonna, che non usava più nessuno. Anche i mezzi pubblici per chi vive fuori città costano molto, questa è una delle pecche di Atm. A Cinisello mi muovo in bici perché con i mezzi non è comodo. C'è una metrotranvia lenta che ha spaccato in due la viabilità urbana. Anche le piste ciclabili non sono buone, sono spesso interrotte.

In definitiva ci si muove molto meglio in una grande città come Milano. Servirebbe un'educazione alla mobilità, la gente sceglie in base ai costi e non per esempio pensando all'ambiente. Insomma la questione è chiusa e la multa va pagata.

Carta circuito Conserviamo le foto dei nonni, ma i nostri nipoti vedranno gli scatti digitali che non stampiamo? Scopriamo l'obsolescenza digitale, l'altra faccia dell'innovazione. Se il primo termine ci proietta verso il futuro, il secondo ci riporta al passato. Basta fare un esperimento. Proviamo ad aprire i cassetti di casa oppure a frugare in qualche scatola del ripostiglio: vi troveremo sepolti diversi cimeli tecnologici.

Chi è più giovane incapperà in un iPod o in un cellulare passato di moda o fuori uso. I dispositivi, i programmi software e i formati cambiano di continuo e gli aggiornamenti vengono rilasciati anche a distanza di pochi giorni, creando spesso problemi di compatibilità.

Allo stesso modo, nuovi supporti di memorizzazione — più compatti, più potenti, più duraturi e meno costosi — prendono il posto dei vecchi. C'è già chi scommette che non siamo molto lontani dal dire addio a chiavette, cd e dvd, dato che il nostro patrimonio digitale — dai contatti alle foto, dai video agli ebook — si salva sul cloud.

Entità che molti pensano essere qualcosa che sta nell'etere mentre non è altro che un server che potrebbe trovarsi in una qualsiasi località del pianeta, gestito da un provider che tiene in caldo i nostri dati finché gli paghiamo l'abbonamento e finché lui stesso resterà sul mercato. Insomma, l'era della connettività non riesce a fare a meno della materialità.

E quella digitale è una materia che invecchia molto precocemente. Oggi riusciamo ancora a leggere il primo libro stampato la Bibbia di Gutenberg risalente alla metà del Quattrocento , i rotoli del Mar Morto e le tavolette cuneiformi di Ebla, ma tra qualche anno probabilmente non riusciremo a leggere l'ebook che abbiamo scaricato oggi.

IN SINTESI Perché la rapida evoluzione delle tecnologie rende problematica la lettura di vecchi dati digitali Come l'obsolescenza digitale mette a rischio la trasmissione di conoscenze e la memoria storica Principi e pratiche per la conservazione del digitale www.

È un rischio reale? Un modello che prevede piattaforme, depositi digitali, regole di gestione e di trattamento dell'informazione, standard di metadati e di formati.

È il motivo per cui nel "web archiving", cioè la raccolta e conservazione delle pubblicazioni online dai siti fino alle riviste digitali , l'Italia è indietro. Il secondo problema? Altrimenti il rischio di perdere il proprio patrimonio digitale aumenta mentre, paradossalmente, sono altri - Google, Facebook e altre società di Big Data - a conservarlo in qualche centro in California o in Finlandia.

Il paradosso è che nei nostri cassetti c'è la cartolina del nonno, ma nulla dei fiumi di parole che ci siamo scambiati via internet, attraverso i social. Il cittadino riesce a gestire solo piccoli frammenti della propria vita digitale, perché mancano strumenti adeguati, mentre le multinazionali del web sanno mettere insieme meglio di noi i pezzi della nostra vita e della nostra identità: il rapporto con i nostri amici, i messaggi privati, i post, le foto, i video scambiati, anche quelli cancellati A noi invece non è dato sapere che fine farà il patrimonio digitale che ci appartiene.

Le terranno finché avranno interesse a farlo, e poi non si sa che fine faranno. I Big Data possono essere usati per rendere il mondo migliore e facilitarci la vita o, al contrario, per manipolarci.

Dobbiamo essere consapevoli che quando riceviamo servizi gratis, la contropartita sono i nostri dati. È una pratica criminale diffusa? E naturalmente le password delle banche, dato che nei sistemi di memoria cache ci sono molte informazioni che rimangono. In questo senso i sistemi cloud moltiplicano i rischi? Soprattutto quelli legati alla privacy e alla protezione dei dati da parte dei gestori. Noi come gruppo di lavoro all'interno del progetto iTrust riteniamo che i sistemi cloud, e soprattutto il cloud pubblico, debbano offrire maggiori garanzie di sicurezza.

Spesso singoli utenti e imprese acquistano servizi cloud senza rendersi bene conto in quali mani stanno affidando il loro patrimonio digitale e quali sono i loro diritti.

La partita su questi temi si gioca sul piano del diritto internazionale. I temi della privacy e della sicurezza sono stati sottovalutati. A un certo punto anche la polizia di Los Angeles ha affidato a Google i propri archivi, rendendosi poi conto che la segretezza delle sue operazioni era a rischio. Non siamo nel campo delle ipotesi, perché i precedenti ci sono, e sono numerosi. Prendiamo i testi scritti in Wordstar.

Ammettiamo pure che le memorie su cui sono stati salvati oltre trent'anni fa siano in buone condizioni — cosa pressoché impossibile —, ci si scontrerebbe comunque con il fatto che Wordstar non è più gestito da programmi di elaborazione di testi ora in uso, come Microsoft Word.

Insomma, qualsiasi contenuto nel formato. Per superare il problema dell'illeggibilità dei vecchi formati con i nuovi sistemi operativi bisogna svegliarsi per tempo. La sopravvivenza di una risorsa digitale si assicura grazie a continue operazioni di conversione da un formato all'altro e di travaso da un vecchio supporto a uno nuovo.

Come i monaci amanuensi che ricopiavano le antiche opere di grandi autori latini e greci per assicurarle ai posteri, tutti noi dovremmo trasformarci in copisti digitali. Una cosa facile a dirsi, ma noiosa a farsi, tant'è che i guai sono capitati anche in luoghi che in fatto di tecnologie sono considerati i più attrezzati, come la Nasa. Peccato che, nonostante la buona cura con cui erano stati conservati i nastri, alla fine degli anni Novanta risultassero già deteriorati e quel che è peggio non ci fossero più dispositivi in grado di leggerli.

Fu possibile recuperare le informazioni solo grazie a vecchie stampe su carta. Cara, vecchia carta: sembra che se ne possa fare a meno ma poi è sempre lei ad averla vinta. Proteggi i tuoi dati in Rete ll caso che vede coinvolti Facebook e Cambridge Analytica conferma che i nostri dati digitali possono essere usati per fini illeciti. Quello della privacy online è un tema su cui Altroconsumo insiste da tempo.

Per questo più di un anno fa abbiamo attivato la campagna internazionale "I miei dati contano". Partecipa anche tu per chiedere maggior tutela e maggior sicurezza sull'utilizzo dei dati online. L'opera multimediale, costata 2,5 milioni di sterline, era stata registrata su due laserdisc. A distanza di quindici anni il Bbc Domesday era già inutilizzabile: i lettori di quei particolari laserdisc non erano più in circolazione.

Al contrario il Domesday Book di nove secoli prima si offriva ancora alla consultazione nell'interezza delle sue pagine. Qualcosa di simile è successa anche in Italia con la banca dati Neapolis, l'ambizioso progetto di catalogazione digitale del patrimonio archeologico dell'area vesuviana.

Nel , a progetto ultimato, l'elaboratore su cui erano stati caricati i dati schede, cartografie, diari di scavo venne spento per mancanza di risorse. Solo grazie. Insomma la possibilità di perdere parti più o meno importanti delle informazioni attualmente prodotte e condivise in digitale è concreta.

Motivo per cui la comunità scientifica internazionale è fortemente impegnata nella creazione di archivi digitali e soluzioni in grado di scongiurare la cosiddetta Digital Dark Age medioevo digitale , che mette a rischio la trasmissione della conoscenza alle generazioni future. Per tramandare le tue memorie Fare il backup almeno una volta ogni tre anni, in tre copie, ognuna su un supporto diverso.

Il luogo di conservazione ideale? In cantina, in una busta sigillata per evitare l'umidità. Scoperto che occuparsi del salvataggio dei dati presenti sul computer non è un perdita di tempo, bisogna lavorare sul fattore costanza: i backup vanno fatti di frequente, meglio ogni tre anni che ogni cinque. E in più copie, almeno. Questo per diversificare i rischi dal momento che le memorie esterne possono smagnetizzarsi, corrompersi o andare smarrite. Evitare il solaio e puntare sulla cantina, come il vino: il problema dell'umidità si risolve riponendo la memoria in una busta sigillata.

Ecco i pro e i contro dei vari tipi di memorie. HARD DISK È un dispositivo sensibile, la sua vita ha una durata media di cinque anni: ogni tre-quattro anni se ne dovrà acquistare uno nuovo e riversarvi i dati da quello vecchio.

Una volta usato per il backup, bisogna verificare che i dati immagazzinati siano stati memorizzati in maniera corretta, altrimenti qualche file potrebbe risultare inaccessibile. Questa verifica si effettua tramite un software di checksum scaricabile gratuitamente , che alla fine fornisce un codice di controllo.

Un disco da 1. L'hard disk è il supporto che garantisce la maggior capienza di memoria. È il supporto più facile da perdere e più facile da sovrascrivere, cancellare o formattare accidentalmente. La chiavetta non è consigliabile per fare backup di lungo periodo, soprattutto se questa rimane l'unica copia: ottimo invece affiancare una versione su chiavetta ad altre su supporti diversi.

Vivamente consigliato il controllo con un checksum. Le chiavette sono ottime per copiare file da un computer all'altro: per esempio si fanno foto in vacanza, si copiano su una chiavetta per poi riversarle a casa su un hard disk, un dvd o sul cloud. La capienza delle chiavette aumenta sempre di più: per 10 euro se ne compra una da 16 GB, mentre per euro si porta a casa una da GB.

Mai per tenerli in auto. Si tratta di supporti di memoria ormai in declino, anche se conservano il loro pubblico, dal momento che sono più resistenti a scritture accidentali. Un dvd ha una capienza limitata: massimo 8 GB, se è blu ray questa sale a 50 GB. Vanno bene per conservare archivi perlopiù testuali. C'è una versione M-Disc dei dischi riscrivibili citati: si differenzia dalla quella tradizionale per i materiali di cui è fatta.

Materiali la cui durata promettono gli slogan - arriva a coprire mille anni: difficile stabilire quanto sia vero. CLOUD I servizi di cloud offrono uno spazio di memoria su server esterni ai quali si accede via internet occorre una connessione veloce. Per fare il backup di tutti i nostri documenti, molto probabilmente non sarà sufficiente lo spazio gratuito che offrono, e bisognerà optare per servizi a pagamento.

Alle imprese consentono importanti risparmi e offrono il vantaggio di poter modificare i dati caricati direttamente nel cloud.

Il fatto di affidare i nostri documenti a società esterne pone seri problemi di privacy ed espone al rischio di cyber-attacchi. Inoltre, con il cloud la conservazione a lungo tempo dei nostri documenti dipenderà dalla buona salute e dalle condizioni dell'azienda che gestisce il servizio.

Vero verde?

Disdetta Altroconsumo 2019 – Guida e Modulo

I prodotti per i pavimenti che si presentano come green sono tanti, ma pochi sono autentici. Per inquinare meno la cosa più importante è usarli bene. Ma davvero sappiamo che cosa stiamo comprando? IN SINTESI Capire quali sono i detersivi che impattano poco sull'ambiente Come fare a riconoscerli nella vasta offerta di prodotti cosiddetti "green" Imparare a leggere l'etichetta per scoprire di quali fidarsi.

Non sono certo la parte attiva dei detersivi. E poi, c'è la questione degli ingredienti "naturali": in realtà sono di origine naturale, ma poi trattati chimicamente. Nei nostri test i detersivi convenzionali, che non si professano green, sono generalmente efficaci, anche se spesso aggressivi per ambiente e salute. Vanno usati con www. In compenso sono molto comodi da usare, si impiegano senza fatica e puliscono in fretta.

Un'alternativa efficace alla "chimica" è fare le pulizie con ingredienti naturali alternativi, come aceto e bicarbonato. Il grande vantaggio è che sono ecologici e del tutto sicuri. Sono meno comodi da usare, bisogna prepararseli da soli e serve un po' di impegno per pulire. In fondo a questo articolo ci sono alcune ricette per prepararli da soli. I detersivi ecologici stanno nel mezzo: sono efficaci sullo sporco anche se meno di quelli convenzionali perché sfruttano comunque l'efficacia dei tensioattivi.

Sono facili da usare, ma possono comportare rischi per la salute a seconda degli ingredienti, per esempio possono essere irritanti se molto concentrati. Soprattutto, non sono davvero tutti ecologici, molto dipende dai componenti.

Disdetta Altroconsumo – Modulo e Guida

Attenzione alle informazioni fatte di apparenza. Verde dentro Eco BLU, Sonnet, Nuncas Vegetale sono a base di alcol con funzione anche di conservante e tensioattivi di origine naturale facilmente e rapidamente biodegradabili come cocoate e glucoside. Profumazione quasi impercettibile, solo Sonnet contiene due allergeni citral, limonene da olio essenziale di lemon grass. Informazioni ambientali corrette e veritiere.

Li abbiamo classificati in tre famiglie: detersivi davvero verdi, con tensioattivi di origine naturale e facilmente biodegradabili i più cari ; detersivi verdi a metà, che contengono tensioattivi di origine naturale come i precedenti, ma anche tensioattivi di origine petrolchimica; infine i detersivi verdi solo nell'aspetto, con alcuni tensioattivi di origine naturale, ma anche diversi ingredienti con impatto ambientale negativo.

Attenzione agli slogan. Insomma, vale la pena comprare un detersivo ecologico? In tal caso è meglio optare per altre alternative. Le informazioni ambientali sono attendibili, ma alcuni ingredienti sono migliorabili. I profumi si fanno sentire e gli olii essenziali vantati rientrano tra le informazioni ambientali fatte di apparenza.

Ecco un esempio di etichetta di detersivo per pavimenti. I tensioattivi possono essere di origine petrolchimica quelli tradizionali e più utilizzati o naturali, trattati chimicamente ma più biodegradabili. PROFUMI Le profumazioni limonene, linalool, citronellol… non migliorano le prestazioni del detersivo, sono additivi usati solo per offrire fragranze piacevoli al bucato. I profumi possono contenere fino a ingredienti chimici, come solventi e plastificanti.

I prodotti davvero verdi in media costano di più, 4,8 euro al litro, ovvero il doppio dei prodotti parzialmente green e di quelli tradizionali che costano in media 2,4 euro al litro. In verità, per sapere davvero quanto si spende bisogna calcolare i prezzi medi per dose, da cui emerge che la differenza è minima i detersivi green costano solo 0,02 centesimi in più a dose.

In pratica, all'anno si spendono 9 euro. In ogni casa si trovano mediamente da dieci a venti prodotti per la pulizia: dai detersivi per lavastoviglie ai prodotti per la pulizia del forno.

Sono troppi, ne basterebbero molto meno. Infatti contengono sostanze chimiche dannose per la natura, irritano pelle e occhi, oltre a essere una delle principali cause di intossicazione domestica dei bambini.

Nei nostri test valutiamo i primi due: pesiamo gli imballaggi vuoti, verifichiamo che il contenuto corrisponda al dichiarato, controlliamo le dosi e, sulla base della lista degli ingredienti, valutiamo la presenza di sostanze particolarmente inquinanti. Sono di frequente causa di allergia.

I composti che terminano in -tiazolinone come il benzisotiazolinone della figura sono poco biodegradabili e a elevato rischio di allergie. Ecco alcuni consigli su come usare i detersivi per la casa nel modo corretto: - preferisci prodotti concentrati; - se disponibili, acquista sempre prodotti con ricariche; - no al fai da te: usa la dose indicata e diluisci secondo le istruzioni del produttore.

Bastano semplici ricette casalinghe per usarli al meglio. Per esempio, per le piccole superfici basta mettere in uno spruzzino cucchiai di bicarbonato in mezzo litro di acqua oppure ml di aceto in ml di acqua reggono il confronto con detergenti multiuso e sgrassatori. Per le grandi superfici, mettere in un secchio con 5 litri di acqua da 50 a ml di aceto utilizzabile anche sul parquet oppure 5 cucchiai di bicarbonato. Mescola e fai un'ultima cosa per ottenere il massimo del risultato: non lesinare olio di gomito.

Giù la maschera Tonno obeso spacciato per il più pregiato pinne gialle. Chi controlla questo prodotto delicato? C'è un silenzio irreale sia in casa sia fuori.

Voglio capire meglio come funziona il mondo del commercio del pesce fresco, toccare con mano e vedere con i miei occhi l'arrivo dei tonni che ogni giorno all'alba vengono recapitati via aerea dentro enormi scatoloni di cartone dai mari del sud per soddisfare le papille gustative di migliaia di amanti di sushi, sashimi e "tonno scottato" perché, se proprio lo si vuole cotto, per un buongustaio sareb-. Le analisi di laboratorio condotte su 37 campioni di tonno fresco acquistato in alcuni supermercati, pescherie, banchi del pesce e ristoranti di sushi a Roma e Milano, infatti, ci hanno preoccupato.

Quattro filetti che, stando all'informazione fornita per iscritto o a voce, dovevano essere di tonno pinne gialle, la specie di tonno migliore dopo il pregiato tonno rosso del Mediter-.

Il giudizio è indicato con un numero di stelle, da uno pessimo a cinque ottimo. In una pescheria di Roma, poi, non soltanto è stato venduto un prodotto per l'altro, ma il filetto acquistato aveva un valore di istamina altissimo.

Un trancio di tonno che a mangiarlo, sia crudo sia cotto, avrebbe potuto causare un'intossicazione chiamata "sindrome sgombroide", che si manifesta con sintomi simili a quelli di un'allergia, e che è dovuta proprio al consumo di pesci che hanno sviluppato alti livelli di istamina, una sostanza tossica dovuta alla degradazione delle loro carni.

Infine, come se tutto questo non fosse già sufficiente a far passare l'appetito, le analisi su alcuni campioni hanno rivelato la possibilità che da qualche parte nella filiera del tonno fresco si giochi illegalmente con nitrati e nitriti, additivi alimentari in grado di prolungare artificiosamente la colorazione rossa tipica di questo pesce. A questo scopo per molti anni è stato usato illegalmente anche il trattamento con monossido di carbonio CO , pratica che, stando ai risultati delle analisi, sembra essere stata abbandonata a favore di altre, come appunto quella di addizionare il prodotto con estratti vegetali ricchi di nitrati e nitriti.

È quindi con una certa diffidenza che mi avvio verso il centro del mercato di via Lombroso, dove mi aspetta una guida d'eccezione: il dottor Renato Malandra, veterinario di grandissima esperienza che dirige da più di trent'anni i controlli sanitari nel centro di smercio di pesce fresco all'ingrosso più importante d'Italia.

Mi aspetto di trovare conferme a tutte le magagne che sono emerse dalla nostra indagine all'altro capo della filiera. E invece no: vedo arrivare e scaricare decine di tonni interi, soprattutto pinne gialle e tonno rosso, diligentemente mantenuti al freddo ed etichettati con dovizia di particolari.

Hanno un aspetto freschissimo, l'occhio è vivo e la pelle è lucidissima. I documenti che mi mostrano alcuni operatori del mercato lo confermano: si tratta di pesci pescati non più di due giorni prima nell'oceano Indiano, che sono arrivati nella pianura padana alla velocità della luce grazie ad alcuni aerei cargo.

Il tonno rosso, invece, è stato pescato meno di 24 ore prima nel mare Mediterraneo, al largo www. Mercato ittico di Milano Cos'è la sindrome sgombroide? Quali sono i pesci più a rischio? Tutti esemplari, mi spiegano, assolutamente freschi, non decongelati, destinati alle bancarelle del pesce dei mercati o ai ristoranti meneghini.

Vedo alcuni operai che sfilettano con precisione chirurgica queste bestie enormi.

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E allora com'è che, alla resa dei conti, quando andiamo a comprare un anonimo filetto in pescheria o mangiamo un piatto di sashimi, più di due volte su dieci, per un motivo o per un altro, rischiamo di prenderci una fregatura?

Come ci si accorge della presenza di istamina? Si sviluppa più facilmente quando il pesce non viene manipolato nel modo migliore, magari viene scongelato e poi ricongelato, o lasciato per qualche ora fuori dal frigorifero, ma anche nelle prime fasi della pesca e del trasporto. Qual è il livello critico di istamina? Quindi cosa si fa per prevenirla? Noi, come autorità di controllo pretendiamo che le ditte abbiano questo sistema di monitoraggio.

Quando invece notiamo delle criticità nella provenienza o nel trasporto procediamo al controllo ufficiale, che viene invece eseguito con una procedura più complessa. Quanti controlli fate in un anno? I trattamenti illegali possono aumentare l'istamina? Capisco anche perché la maggior parte dei filetti che abbiamo acquistato fossero decongelati. Ovviamente questi ultimi hanno un valore commerciale molto più basso. All'interno i pesci sono coperti da apposite coperte termine e ghiaccio secco.

In Italia il tonno più venduto è la specie "pinne gialle" di provenienza estera. A rischio di estinzione, oggi la sua pesca è soggetta a quote e sottoposta a rigidi controlli. Nel maggio del , infatti, il ministero della Salute ha diramato un avviso ai consumatori, invitandoli a non consumare filetto di tonno proveniente dalla ditta spagnola Garciden per il rischio che fosse particolarmente ricco di istamina. Successivamente, dopo aver eseguito una serie di indagini sull'origine del prodotto, le autorità spagnole hanno sospettato che questi filetti, confezionati in Spagna ma in realtà provenienti da Paesi molto più lontani, fossero stati trattati illegalmente con estratti vegetali ricchi di nitrati e nitriti in grado di mantenerli di un bel colore rosso, a discapito della loro reale freschezza.

Per questo abbiamo mandato anche una segnalazione al ministero della Salute, nella speranza che si possa risalire alla fonte del problema: è stato il commerciante a nascondere la reale freschezza del pesce o il prodotto era già contaminato alla fonte? E purtroppo non so darmi una risposta certa: persino l'occhio clinico di un esperto a volte non è in grado di riconoscere la specie.

Non resta che pretendere da chi ci vende il prodotto oltre, alla dovuta serietà, anche un'etichetta veritiera. Tra questi tipi di pesca, quella a canna è ritenuta sostenibile perché è selettiva: le catture accidentali di altre specie sono minime. Viene effettuata con piccoli pescherecci che sono di solito di proprietà di pescatori locali e i tonni vengono pescati a uno a uno.

È il tipo di pesca classico dei grandi pescherecci moderni. Una volta individuato in mare aperto il banco di tonno, viene calata una rete di grandi dimensioni che racchiude la porzione di mare dove i pesci si sono concentrati. Per attirare i pesci e massimizzare le catture, in alcuni casi insieme alle reti vengono usati oggetti galleggianti Fad come punto di aggregazione.

Tecnica poco sostenibile: attira anche altre specie e i tonni immaturi. Viene usata per il tonnetto striato. Bolle energetiche Troppe scorciatoie per l'etichetta energetica: riguarda un solo ciclo fatto ad hoc, lungo, a volte con temperature più basse del dichiarato e performance al ribasso.

Aspetti molto importanti per una lavatrice, che si usa anche più volte a settimana e pesa tanto sui consumi di casa. Si tratta del "Cotone Eco" o "Standard" o È un ciclo specificamente dedicato alle verifiche degli organismi europei sui requisiti energetici, ma di solito ne esiste almeno un altro nelle lavatrici, studiato per il cotone, che spesso dura meno, consuma di più e che magari si tende a preferire per comodità.

Per la prima volta siamo andati a indagare su questo aspetto: delle 24 lavatrici in tabella p. La prima cosa che salta all'occhio sono le temperature massime dell'acqua: con il programma normale tutte le lavatrici raggiun-.

I casi in cui il lavaggio con il programma Cotone Eco è di qualità inferiore rispetto al lavaggio del ciclo Cotone normale. I casi in cui il risciacquo con il programma Cotone Eco è di qualità inferiore rispetto al risciacquo del ciclo Cotone normale. E stiamo parlando delle temperature massime, raggiunte all'inizio del lavaggio, ma che poi calano ancora nel corso del ciclo visto che l'acqua pian piano si raffredda.

Lavoriamo in Europa per un'etichetta energetica migliore Queste temperature dipendono da quanta energia elettrica si usa per riscaldare: abbassarle appositamente nel programma dell'etichetta sembra dunque essere una facile soluzione adottata da alcuni produttori per abbassare i consumi e quindi rientrare nei parametri europei previsti per aggiudicarsi una classe energetica più alta.

Tutto è consentito, al punto che lo si dichiara nelle istruzioni, che le temperature reali per quel ciclo potrebbero essere "leggermente diverse".

Per quanto riguarda i consumi di energia e di acqua, nella maggior parte dei casi, con il programma Eco c'è un notevole risparmio rispetto al ciclo normale. Questo evidenzia il grande sforzo fatto dai produttori per diminuire i consumi ma - peccato - di un solo programma e, quindi, più allo scopo di dichiarare classi elevate, che di rendere più efficiente il prodotto. Ci sono anche casi in cui i consumi tra i due lavaggi sono simili sia per l'energia Candy, Hoover, Smeg e Hotpoint-Ariston che per l'acqua Candy, Hoover, Whirlpool.

Per avere dati sull'impatto ambientale misurati su programmi più comuni, vedi i nostri giudizi in tabella. Non sempre, ma spesso i cicli Cotone Eco sono più lunghi dei cicli Cotone normale, fino anche al doppio si passa anche da 1 h 40 minuti a 3 h 20 minuti : per poter ridurre i consumi senza rinunciare troppo alla pulizia, infatti, una soluzione messa in campo è quella di aumentare la durata del lavaggio.

Ma questo è spesso anche il motivo per cui nella pratica, alla fine, le persone preferiscono altri programmi, più brevi. A maggior ragione visto che in diversi casi, a fronte dei ridotti consumi, le performance di pulizia con il lavaggio Eco si riducono.

Ci sono poi quattro casi in cui i risultati migliorano, nel resto delle lavatrici non cambiano molto. Nel risciacquo la situazione è nettamente peggiore: già con il programma normale non si eccelle, ma in 17 casi le performance calano ulteriormente con il ciclo Eco, con valutazioni quasi sempre pessime o scarse una o due stelle. Un effetto della riduzione di acqua, utile per la certificazione.

Con questi presupposti l'etichetta energetica rischia di diventare solo formalità e puro marketing. Le scorciatoie che la normativa consente svuotano, nella pratica, l'impatto sui consumi reali: si pensa di essere attenti al risparmio energetico comprando lavatrici di classe elevata, ma poi - a casa - in quanti useranno quell'unico e lungo programma che garantisce quei consumi?

Un ciclo che, oltretutto, non viene neanche indicato in modo univoco e che permette ai produttori temperature e performance al ribasso.

Altroconsumo sta lavorando in Europa affinché la normativa sia migliorata: stiamo chiedendo di eliminare tutte queste scorciatoie per prodotti che siano realmente, nell'uso quotidiano e in modo trasparente, più efficienti dal punto di vista energetico e delle performance. Vi terremo aggiornati. PRO Ottima contro le macchie, enorme capienza di carico.

PRO Buoni risultati di lavaggio, sufficienti nel risciacquo. PRO Buoni lavaggio e centrifuga, bassi i consumi. Due schermi sono meglio di uno? Si possono usare in tre modi. In primo luogo, separatamente, aprendo app diverse su ognuno: per esempio per non lasciare un video mentre si manda un messaggio, il che è a nostro parere il sistema più utile.

Difficile accorgersene. Un click sullo smartphone e via, senza dover mettere mano al portafoglio. I risultati del test sui due nuovi modelli top di gamma della casa coreana sono pronti sul nostro sito www. Quale sarà la migliore per dissetarci nel caldo estivo?


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